“Corri! Arriva per primo! Non smettere mai di lottare!  Competi! Dimostra chi sei e quanto vali!”.

Siamo parte di un sistema sociale che valorizza e motiva la competizione quale via preferenziale per la realizzazione personale. L’importante è vincere, arrivare per primo e poco importa qual è il prezzo da pagare! Non importa quanto devi lottare e quanto duramente devi colpire. È una legge della natura: sopravvive chi è il più forte. Non è importante che tu realizzi la tua natura, ma che tu soddisfi i bisogni del sistema. Ma seguendo questo paradigma il tuo valore dipende unicamente dai tuoi risultati: se ottieni qualcosa, vali; se non ottieni, non vali. L’unità di misura pertanto per stabilire il tuo valore non è in te, ma è all’esterno, in ciò che gli altri hanno stabilito per te. Dovrai dunque lottare per acquisire più potere. Un potere che ti dà un’identità, un ruolo, una posizione, una sicurezza. Il gioco del potere è nato perché c’era una credenza secondo cui esiste una quantità limitata di energia e quindi dovevamo rubarla a qualcun altro, invece di attingere dalla nostra sorgente interiore.

Ecco, così è iniziato tutto il gioco del potere che in realtà non si è mai fermato. È tutta un’illusione. Il potere è un’illusione assoluta, perché tutto è dentro, e ciò che è dentro attrae tutta l’energia di cui potremmo aver bisogno e non dobbiamo così più rubarla a qualcun altro. Tutti, però, vivono in quest’illusione del potere, tutti vivono nell’illusione che devi fare qualcosa e che devi preoccuparti di qualcosa. Ma ripeto, il potere è una grande illusione. Anzi, la recita del potere attrarrà solo altri che saranno ben felici di giocare al tuo stesso gioco. Un gioco, la cui regola principale è: stai in guardia, non ti devi distrarre! Così che tu sia costantemente sotto tensione, preda dell’ansia, della paura o della preoccupazione, solo intento a controllare gli altri senza mai dare ascolto a te stesso. Ma la tua scelta può essere diversa: molla il controllo, lascia perdere la ricerca del potere e scegli la resa! Solo allora sarai davvero libero di goderti tutto. Senza potere.

Resa, nel significato comune del termine, significa sconfitta, fallimento, sottomissione a sfavorevoli condizioni esterne. Ma in questo caso resa è puramente un fenomeno interiore e significa abbassare la resistenza che c’è dentro di te e che dice “no” attraverso il giudizio mentale e la negatività. Però, attenzione! Resa non è inattività o passività. Arrendersi racchiude la saggezza semplice, ma profonda, di lasciarsi andare.

Di certo per una mente rigida, ripetutamente programmata alla competizione e al controllo, l’idea di resa risulta assurda e inaccettabile. Pertanto liberati da tutte quelle regole limitanti, dai programmi e dalla storia che ti è stata raccontata su chi e cosa sei, può rivelarsi un percorso difficile e pieno di ostacoli. Ma questo dipende solo da te, perchè come diceva il Buddha, “Il cambiamento non è mai doloroso. Solo la resistenza al cambiamento lo è”. Devi pertanto aprirti alla possibilità che oltre ciò che sai, oltre ciò che pensi di essere, c’è dell’altro, ed abbandonarti all’esperienza libero dalla paura, dai giochi di potere, dalla preoccupazione.

Inizia così per te un nuovo viaggio, nel quale piano piano, farai esperienza del magico e grande potenziale della resa, scoprendo che ciò che ritenevi essere una sconfitta in realtà può essere la tua più grande vittoria. Chiunque infatti è nel cammino del risveglio dovrà confrontarsi con la legge della resa. Nella tradizione Taoista, resa è wu-wei e significa “non forzare, non interferire”. I maestri taoisti ci ricordano infatti che se forziamo una serratura la chiave si piega: dobbiamo invece muoverla con gentilezza. Nella poesia orientale, il concetto viene spiegato con l’analogia di un salice e un pino durante una tempesta di neve. Il pino è un albero rigido: la neve e il ghiaccio si stratificano sui suoi rami fino a spezzarli.

Il salice è una pianta flessibile. Quando la neve sui suoi rami diventa troppo pesante, questi si curvano, la neve cade e i rami si rialzano. Questo ci insegna che arrendersi alla vita non è subire la vita. Ecco il wu-wei: la capacità di fluire con l’accadere degli eventi, senza opporsi ad essi, ma interagendo con essi, seguendo sempre la via più naturale.

Nel Tao infatti si prende come riferimento l’acqua che scorre. Alan Watts parlando del wu-wei dice: “Apprezzare l’acqua che scorre ci conferma che la vita è uno scorrere: siamo noi e nello stesso tempo non siamo noi a ’scorrere’. È il processo, l’avvenimento. Una volta che lo avremo capito smetteremo di fare domande.” Siamo tutti molto abituati a controllare le cose, e così crediamo che quando siamo passivi o ricettivi non stiamo facendo niente e facciamo confusione su cos’è l’azione.

Essere ricettivi è un’azione. Non è inattività. Sempre Alan Watts riferendosi al Taoismo dice: “Basterebbe smettere di correre per capire che la quiete è la radice dell’azione”. È molto importante capire che essere ricettivi è un’azione. È una scelta conscia del permettere. La resa pertanto è fluire con la vita senza più scontrarci con essa. Lo scontro ci limita, il permettere ci espande. Osserva cosa accade in te tutte le volte che dici di no alle cose così come sono: nasce una resistenza che diviene poi sofferenza. Di certo non cambi una situazione combattendola o lamentandoti perchè le cose dovevano essere diverse. Se non accetti condanni, e nella condanna c’è lo scontro con l’ordine assoluto che governa ogni cosa. La piccola goccia d’acqua non può nulla contro l’oceano. Non può resistergli, può solamente abbandonarsi in esso. Eckhart Tolle dice: “Ogni resistenza è debolezza mascherata da forza”. Quando opponi resistenza, o controlli, o forzi, stai respingendo o ostacolando tutte quelle opportunità che la vita ha in serbo per te. Quando dici no, quel no esclude tutto, non solo ciò che vedi e che è davanti a te, ma anche tutto quello che non ti è ancora dato vedere.

La resistenza limita terribilmente il tuo campo d’azione, sia esso visibile che invisibile. Le tue resistenze sono sempre la voce e il riflesso di tue paure, di insicurezze, di debolezze che possono essere trasformate solo se non ti opponi e permetti che la vita faccia il suo lavoro. Se non lo permetti è perchè ancora è presente in te una qualche resistenza a lasciare che la vita ti serva. Parte di ciò dipende dalla coscienza che hai, molto vecchia e limitata, secondo cui non ce n’è abbastanza o devi lavorare duro per guadagnartelo. Eppure arriverai a un punto in cui lascierai che la vita ti serva.  È come essere stati legati e rinchiusi per molto tempo con una limitata quantità d’aria da poter respirare, e quindi ti sentivi molto compresso e represso. Alla fine ti liberi e questo è permettere. Di colpo, l’aria torna a fluire abbondante e tu non devi nemmeno lavorare sul respiro. All’improvviso, la vita è proprio lì, in un flusso per te.

La resa è dunque una nuova integrazione, una nuova dimensione di cui non conoscevi l’esistenza, ma che cambia ogni tua esperienza: le cose invisibili che entrano nella tua vita e iniziano a funzionare. E tu non hai un’idea del perché, a parte il sapere che sei collegato. È tutto ciò che devi sapere.

Solo wu-wei. Solo permettere.

Tratto dal libro “TU SEI IL CENTRO DI TUTTO”

per approfondimenti: https://www.ilgiardinodeilibri.it/libri/__tu-sei-cento-tutto-mariotto-libro.php?id=182752

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